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stica, avvenuta sotto la gronda dell’arcivescovado ( 0 . Purefra tante brighe, riconosciuta la necessità di dare nuovo in-dirizzo all’educazione dei figli dei nobili milanesi, egli fon-dava il Collegio dei Nobili (ora Longone) e lo affidava aiGesuiti .
Ripresa la visita pastorale, Carlo riseppe che Enrico IIIre di Francia s'abbatteva a passare pel ducato. Andò pertantoa visitarlo deliberato di trattarlo da pari a pari e di coprirsitosto il capo se il re non gliene faceva invito, e ciò « per* non recar detrimento all’ecclesiastica dignità » ( 1 2 3 ). Ma, ac-colto con cortesia, egli se ne approfittò per atteggiarsi asuperiore e farsi promettere dal re che egli si sarebbe por-tato c virilmente contro i nemici di Dio e della fede cat-« tolica » (3).
Nel 1575 il cardinale si recò a Roma pel giubileo del-l'anno santo. Ivi procedendo scalzo e processionalmente perla città con tutta la sua corte ed ostentando gran divozionecercava di attirarsi gli sguardi della folla. Ottenuti dal papaalcuni privilegi per le sue chiese, tornava poi a Milano , ovecon energici provvedimenti richiamava in vigore la famosabolla di Pio V (4) che vietava ai medici di curar un ma-lato se prima non lo avevano invitato a confessarsi e di con-tinuare nella cura se dopo tre giorni egli non esibiva il cer-tificato del confessore. Proponeva inoltre al pontefice severiprovvedimenti per togliere il commercio degli Ebrei coi Cri stiani , provvedimenti che egli aveva adottato ma che a Roma
(1) Lettere del Borromeo nella Biblioteca Ambrosiana , anno 1573.
(2) Sala, Biografia cit., n. 77.
(3) Lettera del Borromeo al cardinale di Como (senza data), nel-J'Arch. Arciv, Spirit. di Milano, sez. IX, voi. Xtu, n. 71.
44 ) Costituzione Supra gregei» di l'io V, anno 1566.