A. D. BEBTU1.A
108
la schietta bellezza dell’apologo, non è già chevaglia a scemarne in generale il merito , e atoglierne via la benefica influenza singolar-mente nella educazione. K tutti i grandi uo-mini dell’antichità, legislatori, sapienti di ogniclasse, e tutti poi i più insigni maestri di mo-rale e i più protendi conoscitori del cuore li-mano fra i moderni, l’han riguardato come lostrumento più acconcio a spargere e intro-durre i principi del giusto o dell'on osto. Erariserbata al secolo diciottesimo la singolaritàdi movergli guerra: per lo che non so quantoi posteli vorranno chiamarlo filosofico.
Non c un gran male che il Rousseau (1)abbia dichiarato le favolo perniciose a’ fan-ciulli, allontanandosi spiacevolmente dalla na-tura ncll'atto che si protesta di voler larselopiù dappresso : ma è un male grandissimo cheparecchie persone di grande e luminosa au-torità no’ metodi di pubblica educazione, ab-biano quasi giurato su quel paradosso ; cosìche già si tenti in più d’una contrada d’ Eu ropa di togliere alla mente e al cuore deifanciulli un cibo sì soave c ad un tempo sìnutritivo.
Altri crederono al Rousseau solamente inparto ; c quindi richieggono che lo favolo sieno
(1) Rousseau Gio. Bali. (1670-1741). Ku discepolo diBoiieau, ed è detto il principe dei lirici francesi. .Erravainvero nol credere perniciosa la maggior parte delle fa-volo ai giovanotti ed ai fanciulli.