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vicario di provvisione, a prevenire tumulti, convocò imme-diatamente il Consiglio Generale che considerando come« questo odioso ed abbominevole Ufficio ( il Santo Uffizio )« avrebbe potuto portare ruina, eccidio e desolazione nello« Stato » deliberava spedire in proposito oratori al Concilio di Trento , al papa e al re (0. Carlo era dello stesso avvisodel re e del papa, il quale in una cosa che riguardava ladiocesi di Milano rimettevasi pienamente all' arbitrio delnipote arcivescovo. Non sapendo pertanto come attraversareil cammino degli oratori milanesi, egli si adoperò a ritardaree ad impedire loro l’accesso al trono dello zio ; cosa che glivalse la riconoscenza del re. Questi infatti in quei giorni alui conferiva il principato di Oria già donato al fratello epoco dopo conferivagli una pensione di novemila scudi d’orosull’arcivescovado di Toledo. Ma considerando poi il Borro-meo l’assoluta strapotenza che sarebbe derivata all’ autoritàregia da un'Inquisizione a foggia di Spagna , dichiarò cheil nuovo tribunale d’Inquisizione da regalarsi a Milano sa-rebbe stato i un eccitamento e un aiuto » al tribunale an-tico e che non sarebbe stato alla dipendenza del re ma delpapa (2) : magro conforto, poiché i roghi di Pio IV dovevanodiventar proverbiali (3).
Ad ogni modo la nuova Inquisizione fu stabilita in Mi lano e sua prima cura fu sottoporre la stampa alla piùrigorosa censura. Da quel momento la storia genuina scom-parve: nessuno scritto potè più pubblicarsi in Milano senzail beneplacito dei Gesuiti ; i quali, non contenti di porre il veto
(1) Deliberazione 18 agosto 1563 del Consiglio Generale, nel civicoArchivio di S. Carpoforo in Milano , tit. : Deliberazioni del ConsiglioGentrale.
(2) Lettera 27 agosto 1563, nell’Archivio suddetto, ivi.
(3) Cantò, Storia degli Italiani , cap, CXLIV, in fine.