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alle opere, dettavano agli scrittori i mutamenti che vi dove-vano qua e là introdurre. È noto il supplizio a cui fu sot-toposto lo storico Ripamonti per essersi ribellato a si odiosamisura; a cui dovette poi rassegnarsi per aver salva la vita.Un altro storico milanese (>) e lo stesso inquisitore Bugat-ti (*), ambedue contemporanei del Borromeo, per aver sulconto di lui fatte rivelazioni che ai Gesuiti non piacevano,videro i propri scritti da loro sconciamente mutilati ed adul-terati. Il primo di questi venne anzi sottoposto a processograve, dal cui esito venne in tempo la morte a liberarlo,i Le condizioni di salute del pontefice trassero il Borromeoanche a pensare qual posizione gli avrebbe riservato la mortedello zio di fronte ai decreti conciliari che imponevano aivescovi la residenza nella loro diocesi. Il beneficio arcive-scovile avrebbe sempre potuto esser tolto a chi non fosseinsignito dell'ordine episcopale. Ma a conseguire quest'ordineera dai sacri canoni richiesta l’età di trent’anni compiuti edegli si trovava appena sui venticinque. In fretta ed in furiaegli chiese ed ottenne dallo zio la dispensa dall'età e tregiorni dopo la chiusura del Concilio si fece ordinare vescovo.Ormai qualunque sorte gli riserbasse un nuovo papa, niunogli avrebbe più potuto impedire di restare almeno arcive-scovo di Milano.
E per prepararsi la strada ed assicurarsi anche in Milano il consiglio e l’appoggio della setta a cui egli tanto doveva,si mandò innanzi in due squadre e stabili nella capitale lom-barda una coorte di Gesuiti . Un pretesto per le due spedi-